San Domenico Golf
Un tracciato dalla forte personalità che non tradisce il territorio

Il verde brillante del San Domenico s’incastona tra l’azzurro del cielo e il blu del mare e la club house, in marmo candido, sembra un perla. Loris Vento, il direttore del campo, è qui da otto mesi ma ancora riesce a stupirsi. Questa natura, in questo lembo tra gli olivi e l’Adriatico, riserva sempre qualche sorpresa i colori sono saturi e non ci si abitua mai a questo ambiente’.
Viene dall’Umbria, ha lavorato all’Antognolla e ha fornito anche una breve consulenza a Rimini. Ha molta esperienza e tanto entusiasmo.
‘Ero un po’ perplesso quando mi hanno proposto di venire qui, prosegue Loris Vento il golf in Puglia, come praticamente in tutto il sud, è capitolo ancora da scrivere. Ma quando ho conosciuto l’avvocato Melpignano i miei dubbi si sono dissolti; ho capito e sono convinto che tante pagine che ancora sono da scrivere sul golf possono avere come grande protagonista il San Domenico’.
E allora cominciamo da questo campo.
‘Come questa terra è un percorso ricco di sorprese, a ogni buca ci sono ostacoli da superare con bunker strategici e waste aree. Sono grandi zone non di sabbia ma di terra, copiate dai campi americani dell’Arizona, che qui al San Domenico sono state riempite di piante autoctone, moltissimi fichi d’India e fiori colorati di tutte le specie dell’area mediterranea. Chi ci finisce dentro, ne esce droppando senza penalità. Le waste aree sono presenti su tutto il percorso. I green sono molto grandi, ma hanno pendenze che li rendono molto impegnativi’. In più c’è il vento che non smette mai di soffiare. Il campo è stato realizzato in modo che da qualsiasi punto ci si trovi si possa vedere il mare e il resto delle buche. Un colpo d’occhio che lo raccoglie riducendone visivamente la grandezza. E solo un’illusione, in realtà ha buche lunghe che con il vento diventano molto impegnative’.
Quindi è un percorso riservato agli esperti?
‘No, è un campo per win. Può essere giocato con piacere da giocatori di handicap molto basso, ma ai tempo stesso può essere affrontato con piacere e divertimento da chi ha cominciato a giocare da poco. Ci sono quattro partenze diverse, fairway spaziosi e green ampi. Vogliamo insomma che chi viene a giocare qui si trovi perfettamente a suo agio indipendentemente dall’handicap’.
Accanto al percorso, un campo pratica e un’area di pratica molto curata. In più tre buche executive.
Il progetto San Domenico va però al di là del semplice campo da golf e Vento ha già programmato una serie di iniziative che presto andranno in porro.
‘Tra le nostre intenzioni c’è ovviamente quella di rendere questo campo una meta frequentata da tanti turisti golfisti, ma anche quella di creare giocatori e di dare modo a chi è già a buon punto di potersi migliorare. Una parte della club house ospiterà un laboratorio attrezzato con videocamere e computer dove il golfista, di qualsiasi livello, potrà migliorarsi sotto la guida del nostro maestro, Pietro Cosenza. Questa sala sarà anche disponibile per le golf clinic che abbiamo in mente di organizzare’.
Qualche consiglio per giocare bene questo campo.
‘La uno è par 4 con un lago a destra che va dal tee fino al green e uno a sinistra.. La due è un par 5 di quasi 500 metri; alla tre (un par 3) si fanno i conti con il vento: il mare è proprio di fronte e in qualche caso può servire anche un driver. La sei e la sette (un par 5 e un par 4) sono ugualmente condizionate dal vento e hanno un green difeso molto bene da bunker. [1 7 è un par 4 che corre dritto tra gli ulivi e che finisce su un green molto impegnativo, con tino scalino che gli conferisce una forte pendenza. Non manca un par 3 coito, di quelli clic piacciono agli inglesi, è la buca Il. E’ lunga 145 metri, ma bunker e avvallamenti la rendono accessibile solo con un tiro di grande precisione. La 12, la 11, la 15 e 121 16 sono proprio a ridosso del mare: spettacolari ma la loro prospettiva cambia con il mutare del vento, La 18 è un par 4 di 390 metri, il più lungo del percorso, molto impegnativo ma può permettere anche grandi recuperi e quindi regala un finale spettacolare e coli un po’ di suspence’.
Il campo è aperto tutto l’anno e permette dunque un’offerta molto vasta.
‘Per noi l’alta stagione può diventare quella dei mesi invernali quando gli altri campi 501)0 chiusi e qui invece si può tranquilla mente giocare perché il clima è ottimo. Tra ottobre e aprile ospiteremo molte clinic. Attualmente siamo già partiti con dei corsi per i più piccoli, aperti ai ragazzi del posto: due volte alla settimana il corso è gratuito. Vogliamo avvicinare a questo sport anche tantissimi pugliesi’.

UN’IDEA DELL’AVVOCATO
Su questa piana che unisce il borgo marinaro di Savelletri e l’antica città di Egnathia c’era un campo di aviazione (lo aveva voluto il regime). La stoda (o la leggenda) vuole che ci sia atterrato un solo aereo. L’avvocato Sergio Melpignano oggi vuoi farci decollare il turismogolfistico della Puglia. Il vettore di questa impresa si chiama San Domenico. Un percorso di campionato di 6200 metri (par 72) di grande impatto, rispettoso dell’ambiente che lo circonda e che proprio sulle caratteristiche del territorio ha forgiato la propria, forte, personalità. Da ogni buca si vede il mare da dove spira costantemente il maestrale che spazza green e fairway dove protagoniste sono le essenze locali: ulivo, fico d’india, timo, melograno, mirto, salvia, vigna, lantana. In sintesi: un links adriatico.
Avvocato Melpignano, come l’è venuta questa idea?
‘È un po’ che l’avevo in testa. In questa zona ci giocavo da piccolo, questi ulivi e questi colori fanno parte di me. Poi, crescendo e girando il mondo, mi sono reso conto che questo lembo di terra era l’ideale per un links. Ma con il sole tutto l’anno’.
Il tramonto tesse trame di velluto sui verdissimi fairway del San Domenico e l’avvocato sembra quasi nutrirsi di queste immagini che sa regalare la Puglia.
‘Eh si sospira soddisfatto non è stato facile, ma è venuto proprio come lo sognavo. E dire che quando mi sono rivolto ai progettisti (il percorso è firmato da Andrew Haggar dell’European Golf Design e “modellato” da Brian Jargensen) sono stato io a dover dare loro fiducia: in realtà sulle scelte della progettazione sono intervenuto molto poco. Diciamo che mi sono occupato della ‘visione generale volevo realizzare un links con le caratteristiche della mia terra, in stile mediterraneo e penso di avercela fatta’.
Il sogno è realtà. E che realtà: 18 buche ben riuscite, una club house ottenuta in una masseria con ristorante e centro wellness oltre a comodi spogliatoi e immancabile pro shop. Assomiglia a una gemma ma pur sempre incastonate in una zona che con il golf ha pochi legami. Al capitolo investimenti ha dovuto aggiungere anche la voce ‘coraggio’… Certo che ce ne vuole, il golf per la Puglia è una nuova frontiera e noi puntiamo sul turismo: vogliamo rivolgerci al centro e al nord dell’Europa e anche all’America. È una scommessa per tutta la regione che può diventare un punto di riferimento per i golfisti. Qui si può giocare per 12 mesi l’anno in un contesto ambientale unico: il mare, la spiaggia, la storia con gli scavi archeologici di Egnathia. A due passi ci sono centri importanti: da Bari e Brindisi a Martina franca e Ostuni compreso Alberobello. Insomma c’è la Puglia’.
La posta è alta, ma come si vince questa scommessa?
‘Con la credibilità, con i fatti. Noi abbiamo realizzato il campo da golf. Abbiamo creato prima l’infrastruttura, ora arriverà anche un albergo, proprio accanto al golf. II territorio è ben gestito, non mancano aeroporti e strade. Anche per quanto riguarda le Fs il servizio è buono. Attualmente in Puglia ci sono amministratori sensibili, consapevoli che questa regione può svilupparsi puntando sul turismo. Ci sono altre realtà che hanno messo in cantiere nuovi campi da golf. alcuni progetti sono stati già autorizzati, in qualche caso i lavori stanno per iniziare. Più impianti si creano e meglio è: solo così la Puglia può diventare un distretto per il turismogolfistico con grandi ricadute sul territorio’.
Spagna e Portogallo vi guardano dall’alto…
‘Loro ci hanno creduto. E noi possiamo raggiungere buoni livelli: certo, ci vuole tempo, ma bisogna crederci ed essere credibili presentandosi sui mercato con proposte serie. Con il San Domenico lo abbiamo fatto. E non è stato facile: su questa zona c’erano ben due vincoli, uno paesaggistico e uno storicoambientale. Con le giuste competenze, anche la Federgolf ci è stata di aiuto, è nato questo campo che tra l’altro, cosa per me è importantissima, non tradisce il territorio’.

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