Un link in quel di Puglia

L’impatto è forte per chi arriva per la prima volta al San Domenico Golf, soprattutto se si giunge per vie interne attraversando uliveti secolari e piantagioni di ortaggi. Oltre muretti a secco, sullo sfondo di un mare blu che sembra di poter toccare allungando il braccio, appaiono le ondulazioni verdi di un vero e proprio link. Un angolo, piuttosto un rettangolo di Scozia golfi stica sul mare di Puglia, a metà strada tra Bari e Brindisi, in località Savelletri, antico porticciolo di pescatori. 18 buche, quelle del San Domenico, che offrono l’occasione di giocare un golf, per molti aspetti. diverso da quello a cui siamo abituati in Italia. Niente alberi a delimitare i fairway e nemmeno a far da corona ai green, anche se la vegetazione non manca e anzi ha un suo ruolo spettacolare nel contesto delle buche Alberi di ulivo dai tronchi che sembrano sculture fanno da sparute sentinelle lungo it tracciato, macchia mediterranea, cactus, fi chi d’India, cespugli di timo, salvia e mirto ornano le vaste e strategiche zone lasciate “selvaggie” le “waste areas” presenti in quasi tutte le buche. che fanno sì colore, ma danno anche timori al giocatore. In origine il terreno sul quale è esteso il San Domenico (circa 70 ettari) era destinato all’agricoltura e si presentava piatto e anonimo. Oggi. con il campo da golf. il paesaggio, il colpo d’occhio, è completamente mutato pur senza aver stravolto la natura del luogo. Si ha l’impressione che quelle 18 buche siano sempre esistite, che le ondulazioni i mounds che danno movimento al tracciato siano la regola e che i pianeggianti terreni limitrofi siano, loro. stati livellati per meglio adattarsi alle colture agricole. Scelta felice e azzeccata quella di Sergio Melpignano, promotore e presidente del San Domenico, di affi darne la progettazione al team di architetti angloscozzesi dell’European Golf Design (società che fa capo all’European Tour e all’Intemational Management Group fondato da Mark McCormack). Bravo Handy Haggar che ha seguito il progetto in tutte le sue fasi e che ha saputo interpretare al meglio quello che la natura gli offriva, modifi candola. migliorandola e dandogli quel tocco di scozzese che oggi, a opera ultimata, la caratterizza. E bravo anche Brian Jorgensen. abilissimo “modellatore”, con esperienza al fi anco di fi rme famose come Palmer, Dye e Trent Jones, che ha “pennellato” i movimenti di terra delle buche e dei green. Ma non si pensi al San Domenico come a una “cattedrale nel deserto”. capriccio di un promoter facoltoso, innamorato della sua terra e in cerca di notorietà. Il San Domenico Golf è il degno e più recente corollario di Masseria San Domenico, fi ore all’occhiello di una “hôtellene” pugliese di livello superiore che sta rendendo questa splendida regione nuova meta di un pubblico raffi nato sia nazionale che internazionale alla ricerca di privacy, di nuovi itinerari culturali e artistici, di ospitalità e gastronomia tipicamente mediterranee. Ma torniamo al campo. a queste 18 buche, par 72, che vanno dai circa 6300 metri dei tee di campionato ai poco più di 5100 metri delle partenza “corte” delle signore. Per i dilettanti il percorso normale è di meno di 6000 metri. ma la lunghezza uffi ciale delle buche ha un’importanza relativa perché, al San Domenico, quello che può fare la differenza è il vento: se soffi a il maestrale (e spesso accade) i colpi possono cambiare di due o tre bastoni e “l’effetto Scozia” è garantito! Ma anche in piatta di vento le diffi coltà non mancano: le “waste area” sono lì pronte ad accogliere i colpi fuori linea o non ben calibrati e il rough per chi esagera nell’errore è tosto e “selvaggio” come vuole la tradizione dei links. I green, pur onesti. presentano ondulazioni intriganti, offrono posizioni di bandiere di diversa diffi coltà e sono sempre ben difesi da bunker e da mounds che danno profondità visiva ma, allo stesso tempo, richiedono precisione nei colpi. Due soli gli specchi d’acqua di grande effetto e strategia che se forse poco hanno a che vedere in un contesto “linkstyle” sono di vitale importanza in un territorio dove la pioggia è spesso un… optional! Entrambi i laghi alla buca 1 e alla buca 5 sono defi lati e nella parte a monte del percorso, per nulla togliere al paesaggio marino che accompagna la vista di tutte le buche. La più fotogenica, a parer mio, è la buca 3 un par 3 che gioca dritta verso il mare (se soffi a il vento state pronti con il legno!) e dà l’impressione di giocare a una bandiera che esce, letteralmente, dall’acqua. Un gioco visivo reso ancora una volta possibile dai mounds oltre la buca, che nascondono la strada litoranea affi ancata al percorso, accanto alle rocce a for d’acqua della costa. Per restare nella scenografi a di questo nuovo percorso (delle singole buche, in dettaglio, parleremo in una prossima occasione), se volete, subito al vostro arrivo, avere un colpo d’occhio d’insieme un effetto volo di rondine salite sulla terrazza superiore della club house: ogni buca del link è sotto il vostro sguardo. E a ricordarvi che siete in Puglia ci pensa proprio l’ex masseria colonica, ampliata e completamente rivisitata con gran gusto e nello stile Masseria San Domenico, dall’architetto greco Simos Farmaglou che ha fatto di questo angolo di Puglia la sua seconda patria. Dopotutto siamo in Magna Grecia!

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